MAMERTIVM - La Nascita

MAMERTIVM nasce nel 2026 da Rosario Pileio e dalla sua profonda passione per la storia e il collezionismo, una passione che non ha scelto, ma che ha ricevuto in eredità, la più preziosa di tutte. È stato suo padre, fin dai primi anni dell’infanzia, a mettergli tra le mani le prime monete, a raccontargli le storie che si nascondono dietro un volto inciso sul metallo, dietro una data, dietro un simbolo. Quello che per molti era un semplice oggetto, per Rosario è sempre stato un frammento di mondo da scoprire.

Cresciuto con questa curiosità radicata, Rosario sceglie di costruirsi una formazione all’altezza delle sue ambizioni: si laurea in International Management presso The University of Manchester, una delle istituzioni più prestigiose d’Europa, acquisendo una visione solida dei mercati internazionali, della gestione d’impresa e delle dinamiche del commercio globale. È proprio nel Regno Unito che inizia il suo percorso professionale, lavorando per tre anni e mezzo nel settore dell’ultra-lusso britannico, un ambiente esigente e raffinato, dove nulla viene lasciato al caso e dove l’eccellenza non è un obiettivo, ma un punto di partenza.

Quella esperienza lo trasforma nel professionista che è oggi: la cura maniacale per il dettaglio, la selezione rigorosa dei pezzi, la capacità di riconoscere e comunicare il valore autentico di un prodotto diventano i pilastri su cui si fonda ogni scelta di MAMERTIVM. Ogni moneta e ogni banconota che entra nel catalogo viene scelta, studiata e valorizzata con la stessa attenzione che si riserva a un pezzo d’arte, perché tale è, agli occhi di chi sa guardare.

Eppure, dietro ogni decisione professionale rimane sempre il confronto con suo padre, che ancora oggi affianca Rosario con la sua esperienza, il suo occhio critico e quella passione intatta che ha saputo trasmettere. MAMERTIVM nasce quindi come una vera impresa di famiglia: padre e figlio, insieme, con decenni di conoscenza numismatica da una parte e una visione moderna del mercato dall’altra. È questa combinazione di radici profonde e sguardo aperto al futuro il cuore pulsante dell’azienda.

Ed è proprio questo il cuore della missione di MAMERTIVM: avvicinare le nuove generazioni al mondo della numismatica, mostrando come ogni moneta e ogni banconota non siano semplici oggetti da collezione, ma testimoni silenziosi della storia, del territorio, delle civiltà e delle famiglie che le hanno tenute tra le mani prima di noi. Perché ogni pezzo racconta una storia che appartiene a tutti noi, e spesso ci riporta a qualcosa di profondamente personale: un luogo d’origine, un ricordo, un legame familiare che credevamo dimenticato. In un’epoca in cui tutto è digitale ed effimero, MAMERTIVM sceglie di custodire ciò che è tangibile, autentico e duraturo, con la speranza che ogni cliente, sfogliando il catalogo, possa riscoprire l’amore per le proprie radici, quelle del territorio in cui affonda la propria storia e quelle della famiglia che lo ha reso ciò che è.

MAMERTIVM - Le origini del Nome

Il nome MAMERTIVM non è scelto a caso. Affonda le radici in una delle pagine più straordinarie e meno conosciute della storia antica del Sud Italia, quella della perduta Mamertion, città sepolta per secoli sotto la terra aspromontana e restituita alla luce della storia solo negli ultimi decenni. Il nome che portiamo è la sua forma latina, Mamertium, quella con cui Roma la consacrò nella storia dopo aver assorbito e latinizzato i grandi nomi della Magna Grecia, seguendo la consuetudine con cui la desinenza greca -ion diventava -ium nella lingua di Roma, come accadde a Ilion che divenne Ilium, l’eterna Troia. La grafia MAMERTIVM, con la V al posto della U, riprende invece la tradizione epigrafica latina classica, quella delle iscrizioni incise nella pietra, dove i due suoni non si distinguevano. Un nome antico, scritto come si scriveva nell’antichità, per un progetto che affonda le sue radici proprio lì.

Questo territorio, posto circa mille metri sul livello del mare tra le colline dell’Aspromonte nord-occidentale, era già abitato in epoca preistorica. Gli archeologi hanno accertato la presenza di insediamenti dell’Età del Ferro risalenti almeno al VII secolo a.C., testimoniando una continuità di vita straordinaria in questo angolo di Calabria.

La nascita di Mamertion è legata a una delle storie più avventurose del mondo antico, quella dei Mamertini. Con questo nome si denominarono i mercenari italici, per la maggior parte campani, al servizio del tiranno siracusano Agatocle, e il loro nome deriva dal nome osco del dio della guerra Mamers, equivalente al Marte romano. La loro vicenda, però, iniziò proprio in questo lembo di Calabria: prima di essere assoldati in Sicilia, i Mamertini si erano stanziati nella Sila Tauricana, l’entroterra montuoso sopra Reggio e Locri, abbandonando il Sannio per sfuggire a una pestilenza. Da questa terra partirono per la Sicilia, conquistarono Messina e divennero protagonisti di uno degli episodi più turbolenti dell’antichità, contribuendo in modo determinante allo scoppio della Prima Guerra Punica. Schiacciati infine dalla potenza di Roma e Cartagine, lasciarono l’isola e fecero ritorno in questo lembo di Calabria, dove trovarono stabile rifugio fondando Mamerto, il nucleo originario di ciò che diventerà Mamertion. 

 

Questo territorio portava già nel nome la traccia dei popoli che lo avevano abitato: dalla Sila Tauricana derivò il nome di Tauriana, la città costiera affacciata sul Tirreno, mentre Mamertion sorgeva nell’entroterra aspromontano. Due città distinte, sullo stesso territorio, abitate da popoli che condividevano la stessa lingua osca e la stessa tradizione culturale. Le prove archeologiche e letterarie confermano che tra questi popoli esistettero forti legami culturali ed economici nel corso del III e II secolo a.C. Le fonti antiche di Alfio di Messana, Strabone, Catone e Stefano Bizantino le citano come realtà profondamente intrecciate, e i bolli etnici rinvenuti sui mattoni dell’acquedotto di Mamertion nel II secolo a.C. testimoniano questo legame indissolubile tra i due insediamenti.

Di questo crocevia di culture e di scambi parlano eloquentemente i reperti portati alla luce dagli scavi: l’influenza greca è evidente nell’impianto urbanistico della città, negli stili architettonici, nelle immagini decorative ispirate al teatro greco e in un’abbondante presenza di monete greche. Il sottosuolo di Mella ha restituito reperti delle zecche di Reggio, Locri, Hipponion e Siracusa, oltre a statuette, ceramiche, armi e resti di strutture abitative. Ogni oggetto racconta di un territorio aperto al Mediterraneo, capace di assorbire e fondere culture diverse senza perdere la propria identità. È il geografo greco Strabone, nella sua monumentale opera sulla geografia del mondo antico, a citare esplicitamente Mamertion, collocandola nell’entroterra montuoso soprastante Reggio e Locri, nel cuore della Selva Bruttiana.

Dopo aver inizialmente sostenuto il generale cartaginese Annibale, i Tauriani strinsero un’alleanza con la Repubblica Romana durante la Seconda Guerra Punica (218-201 a.C.) e, con il favore dei Romani vittoriosi, espansero ulteriormente l’insediamento di Contrada Mella. La città fu però abbandonata intorno al primo quarto del I secolo a.C., quando un evento bellico ne causò la distruzione. 

Sulla stessa terra nacque poi, secoli dopo, la città medievale. La prima menzione scritta di Oppido, dal latino Oppidum che significa cittadella, risale al 1040, durante l’era bizantina. Il castello, eretto a cavallo tra il X e l’XI secolo, testimonia ancora oggi quella stratificazione di dominazioni: sotto la fattura aragonese visibile in superficie, si intravede la struttura cilindrica di origine bizantina o normanna. La città è celebre per la sua prolungata resistenza prima di cedere a Ruggero il Normanno nel 1056. Divenne poi ducato durante la dominazione angioina, contesa per secoli tra angioini e aragonesi, finché non giunse il momento più tragico della sua lunga storia. 

Il 5 febbraio 1783, la prima scossa di un terremoto catastrofico con epicentro proprio ad Oppido Mamertina e magnitudo stimata dall’INGV a 7,1 rase completamente al suolo la città, che perse quasi 5.000 dei suoi abitanti. La nuova città venne integralmente progettata e ricostruita in contrada Tuba, su progetto degli ingegneri Winspeare e La Vega, secondo un modello urbanistico a scacchiera. L’antica città è oggi un museo a cielo aperto, le cui rovine sono custodite da ulivi secolari cresciuti tra le pietre, guardiani silenziosi di una memoria millenaria.

Solo nel 1864 alla nuova Oppido fu aggiunto l’appellativo di Mamertina, a perpetuare il ricordo dell’antica Mamertion e del popolo che aveva dato vita a quel crocevia di civiltà. È da questa terra di incontri, di scambi e di stratificazioni culturali millenarie che MAMERTIVM prende il suo nome e la sua ispirazione.

 

Si Ringrazia Domenico Messineo per le fotografie fornite.